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Rassegna Stampa a cura di Luca Mantini


COMPLEANNO JOHN LENNON, L'OMAGGIO DI YOKO ONO:
REALIZZARE IL SIMBOLO DELLA PACE "UMANO" PIÙ GRANDE DEL MONDO
(fom:http://www.huffingtonpost.it/)

 

Yoko Ono MoMa


Settembre 2015

Un gigantesco simbolo della pace "umano". E' così che Yoko Ono ha deciso di celebrare il prossimo 9 ottobre il suo amato John Lennon, ex Beatles assassinato nel 1980. In quella data avrebbe compiuto 75 anni e Yoko ha lanciato una sfida: per la ricorrenza intende realizzare al Central Park un enorme simbolo della pace fatto da una catena di persone.

Una impresa che, se riuscisse, entrerebbe anche nel Guinness dei Primati come "il simbolo della pace più grande del mondo".

Tra le 6mila e le 10mila persone ha previsto Yoko lanciando il suo appello. Per partecipare bisogna registrarsi su Eventbrite, rispettare le regole (chiaramente è gratis) e, chi volesse, può fare una donazione alla John Lennon Educational Tour Bus. L'evento dovrebbe svolgersi tre giorni prima, il 6 ottobre: allora saranno scattate le foto dall'alto che proveranno il record.

 

 

YOKO ONO, BONO E THE EDGE AL JOHN LENNON DAY
(fom:http://allsongs.tv/)

 

Yoko Ono MoMa


Luglio 2015

Quarant'anni fa fu concessa la Green card a John Lennon.
La città di New York ha celebrato la ricorrenza con il John Lennon Day. Presenti all'Ellis Island National Museum of Immigration la vedova Yoko Ono, Bono Vox e The Edge.

Sono trascorsi quarant'anni da quando John Lennon ricevette la Green Card che gli consentiva di vivere negli Stati Uniti a tempo indeterminato. In occasione di tale ricorrenza, mercoledì scorso a New York si è celebrato il "John Lennon Day". All'Ellis Island National Museum of Immigration è stato esposto un arazzo commissionato da Art for Amnesty che rappresenta un sottomarino giallo (chiaro il riferimento al celebre brano dei Beatles) con le sembianze dell'isola di Manhattan.

Presenti All'Ellis Island National Museum of Immigration la compagna Yoko Ono, Bono Vox e The Edge degli U2 (la band è a New York per una serie di concerti). Per ottenere la Green Card John Lennon dovette condurre una dura lotta. Le sue posizioni politiche e l'appoggio a personaggi della sinistra radicale come Angela Devis e John Sinclair non gli furono d'aiuto in questo senso.

Durante l'amministrazione Nixon , l'FBI avviò una massiccia campagna per screditare il musicista e gli fu negato il permesso di soggiorno negli Stati Uniti. Determinante fu la strategia del suo avvocato dell'epoca, Leon Wildes che presentò Lennon come una "personalità importante nelle arti, la cui presenza nello stato è d'interesse nazionale". In soccorso di John Lennon arrivarono diversi artisti statunitensi come Andy Warhol, Jasper Johns, Elia Kazan che scrissero lettere di referenze a sostegno della tesi dell'avvocato. Nel 1975 a John Lennon fu conferita la Green Card.

Yoko Ono, nel corso della celebrazione del "John Lennon Day" ha detto: "Questo è un giorno felice per la nostra famiglia il nostro John è stato riconosciuto dalla città che tanto amava". Ha parlato anche Bono Vox degli U2: È giusto celebrare questo avvenimento qui perché John Lennon era un immigrato. Non ha navigato su una nave da crociera o su un sottomarino giallo, non è venuto qui grazie ad un biglietti di terza classe in cerca di un lavoro da Hell's Kitchen. Ma anche lui era un immigrato.

 

 

YOKO ONO: «MI HANNO TOLTO UNA FIGLIA, PER QUESTO VI DICO: AMATE VOSTRA MADRE»
(fom: http://27esimaora.corriere.it/)

 

Yoko Ono MoMa


Maggio 2015

«Sono emozionata, e anche un po’ nervosa per la mostra al MoMA. Ormai manca poco, verrà inaugurata la prossima settimana».

Quarantaquattro anni dopo la sua incursione da «guerrigliera» della controcultura degli Anni 60 nel tempio dell’arte contemporanea, Yoko Ono torna al Museum of Modern Art di Manhattan da protagonista.
Una retrospettiva in piena regola: «Yoko Ono: One Woman Show, 1960-1971».

Ed era proprio il ’71 quando l’artista giapponese, da due anni moglie di Lennon da lei coinvolto nelle provocazioni artistiche, come «Bed-In», fece irruzione al MoMA annunciando una raffica di manifestazioni abusive della sua arte concettuale.
In jeans e scarpette da ginnastica, Yoko salta da un angolo all’altro dello spazio espositivo a lei dedicato con l’entusiasmo di una ragazzina di 82 anni. Indaffaratissima, ha poco tempo per i giornalisti.

L’appuntamento è per una conversazione telefonica in tarda serata. Ora Yoko è più distesa, quasi divertita quando le chiedo se lei, una ribelle, non si senta in imbarazzo ad essere trattata come un’istituzione culturale: «Si, mi stanno istituzionalizzando. Eppure non posso negare che quando il MoMA mi ha chiesto di realizzare, passando dalla porta principale, quello che avrei voluto fare abusivamente nel ’71, la cosa, oltre a farmi sorridere, mi ha fatto anche immensamente piacere».

Una rivincita? «Quello che è stato è stato. Non rinnego nulla, ma ora sono in pace con me stessa. Spero che la mia arte piaccia». Riproponendo l’attività degli Anni 60 tornerà più visibile l’immagine della dadaista, esploratrice dell’arte concettuale e della sperimentazione cinematografica, rispetto a quelle, più note al grande pubblico, della «pop artist» e della compagna del più carismatico dei Beatles fino alla sua morte violenta nel 1980. Vengono riproposte anche opere celebri come Cut Piece, col pubblico che diventa protagonista tagliando con le forbici pezzi di stoffa dei vestititi di una donna che incarna una condizione femminile da vittima, ma che poi, taglio dopo taglio, su quel palcoscenico si trasforma in una figura eroica.

È ancora attuale l’immagine di questa donna oppressa? «Le cose in più di 40 anni sono cambiate un po’, ma non moltissimo. Ci sono stati progressi negli Usa, in Gran Bretagna e da qualche altra parte. Spero che il mio lavoro sia stato un po’ d’aiuto in questo, anche se non pretendo certo di prendermi meriti. Le donne, comunque, soffrono ancora, e molto».

Yoko Ono lega spesso le difficoltà della condizione femminile al ruolo nel quale le mogli vengono relegate. Ma anche lei sembra averne sofferto. Com’era il suo rapporto con John Lennon? «Mio marito era una persona abbastanza buona, mostrava rispetto, si è dato da fare per migliorare la condizioni femminile. Ma il problema, allora, era l’ambiente negativo che ci circondava, nel quale eravamo letteralmente immersi. Questo ha pesato sulle nostre vite».

Lei una volta ha detto che essere moglie di un Beatle è stato più difficile che sposare un leader politico, un’esperienza estenuante e che non finisce mai. Cosa intendeva? «Proprio questo: si viene influenzati, condizionati, da forze esterne. E queste pressioni sulla mia vita sono continuate anche dopo la scomparsa di John», un’ombra che si allunga e non si ferma mai. Il dolore della moglie Yoko Ono se l’è portato dietro a lungo dopo la morte di Lennon, freddato da un suo fan.

Del resto anche il suo precedente matrimonio, col musicista jazz e produttore cinematografico americano Anthony Cox, ebbe momenti drammatici. La figlia, Kyoko Chan, nata nel ‘63, le fu sottratta dal marito: un giudice stabilì che Yoko era inadatta al ruolo di madre a causa dell’uso di droga. I tentativi suoi e di Lennon di riaverla finirono nel nulla. Yoko Ono non rivide più la figlia fino al 1998, quando era ormai trentacinquenne.

Madre di Kyoko e di Sean, il figlio avuto da Lennon col quale ha creato anche un sodalizio artistico e musicale, Yoko Ono negli ultimi anni ha avviato una riflessione critica sul suo rapporto con la maternità, fino a diventare l’attivista di una campagna per il recupero di un solido legame dei figli adulti, ormai lontani, con la persona che li ha messi al mondo.

È un tema sul quale batte da anni e domenica farà qualcosa di sorprendente: userà una manifestazione lontana anni-luce dalle avanguardie artistiche e dalla controcultura Usa, la Festa della mamma, per spingere, con messaggi trasmessi attraverso i social network, gli adulti a riannodare i fili della memoria e a recuperare il senso di un legame forte con chi li ha generati: «Lo dico senza imbarazzi: «My mommy is beautiful». Purtroppo non gliel’ho detto abbastanza quando era in vita. Ero troppo indaffarata, sempre in giro per il mondo. Come tanti altri: cresci, vivi nel tumulto, sei impegnata a costruire la tua vita, non pensi abbastanza a tua madre, alla sua solitudine. Te ne accorgi quando è troppo tardi. È per questo che invito anche gli altri, quelli che sono ancora in tempo, a dire: «My mommy is beautiful». Chiamatela, fatele sentire la vostra voce e il vostro calore. E se non c’è più, mandate un messaggio all’universo: le arriverà».

Una volta Yoko Ono ha detto che le madri danno senza chiedere perché il rapporto coi figli produce un amore che vale dieci volte la fatica della maternità. Un investimento migliore di quelli che si possono fare a Wall Street: parole sue. «Certo. È un amore che va al di là delle mille difficoltà della vita. Figli che dimenticano le madri, ma anche madri che, in certi periodi della loro vita, trascurano i figli. Eppure quel legame c’è sempre, è forte, prima o poi riviene fuori. Ricordiamocelo. Le mamme invecchiano, la società emargina: hanno vissuto per noi i momenti più difficili della loro vita, hanno sofferto. Non potremo mai restituire loro tutto l’amore che ci hanno dato, ma almeno dovremmo tentare».

#mmib «My mommy is beautiful»
Diciamolo senza imbarazzi domenica 10 maggio Yoko Ono con la madre Isoko L’invito è a raccontare le proprie mamme il 10 maggio. Scrivere loro un messaggio, parlare di loro e con loro attraverso i social. Su Twitter con #mmib e su Instagram con #mmib e #mymommyisbeautiful. My mommy in beautiful è la continuazione digitale di un progetto di Yoko Ono iniziato nel 2004 come installazione (fisica) per la Biennale di Liverpool.

In quell’occasione l’artista aveva allestito una grande parete e, con il clame Add your tribute to your Mom, invitava i visitatori a scrivere un pensiero o un ricordo legato alle loro madri, a portare fotografie, fiori o oggetti che le evocassero. Una gigantesca bacheca aperta ai commenti e all’interazione del pubblico. La parete si era rapidamente ricoperta di ricordi e messaggi, diventando un monumento spontaneo all’importanza della figura materna, raccontata non in modo retorico o celebrativo, attraverso la visione più intima e personale del rapporto madre-figlio.

Da allora il progetto, riproposto con modalità diverse, è entrato numerose mostre internazionali e ha generato un’estensione digitale che passa attraverso la creazione di account dedicati nei social network (Facebook, Flickr e Instagram) e di un sito web dove confluiscono immagini e messaggi postati attraverso le piattaforme. My Mommy Is Beautiful di Yoko Ono del 10 maggio è il primo momento della mostra La Grande Madre, a cura di Massimiliano Gioni e ideata e prodotta dalla Fondazione Nicola Trussardi, che si svolgerà a Palazzo Reale dal 26 agosto al 15 novembre 2015

 

 

MY MOMMY IS BEAUTIFUL
(fom: http://www.vita.it/)

 

My Mommy is Beautiful - Yoko Ono


Maggio 2015

Un progetto digitale partecipativo, su Fb Twitter e Instagram, che vuole essere un tributo a tutte le mamme del mondo.

L’idea è stata lanciata da Yoko Ono e raccolta in Italia da Fondazione Trussardi.

Quelle che vedete nella bellissima foto sono la piccola Yoko Ono Lennon con sua madre Ysoko.
La foto, datata 1936, è stata scelta come immagine simbolo di un progetto digitale partecipativo lanciato dalla stessa Yoko Ono, e pensato per celebrare le mamme di tutto il mondo in occasione della Festa internazionale della Mamma, in calendario domenica 10 maggio.

L’idea nasce da un’installazione realizzata dalla moglie di John Lennon alla Biennale di Liverppol nel 2004. My Mommy Is Beautiful era il titolo, ed è il nome del progetto lanciato oggi.

Per partecipare basta iscriversi al gruppo Facebook My Mommy Is Beautiful, lasciando una testimonianza in bacheca. O ancora twittando foto, pensieri e ricordi usando l’hashtag ufficiale #mmib. O infine postando su Instagram le foto più belle o quelle a cui siamo più affezionati, sempre richiamando gli hashtag ufficiali del progetto: #mmib e #mymommyisbeautiful.

La Ono ha detto: «My Mommy Is Beautiful è un omaggio a tutte le madri del mondo da ciascuno dei loro figli; una celebrazione dell'amore che nutre tutti noi». Yoko Ono aveva anche dedicato una poesia a sua madre Ysoko. Una poesia semplice che è un tributo a tutte le madri: «Mommy, I’m sorry. / How did I know /you were suffering silently? /Your touch, your warm voice and your smile/ Will always be with me./ This is a tribute to you and /all mothers of the world /from each of your children. /We love you!»

L’idea di promuovere questa campagna di immagini “innamorate” delle mamme è di Fondazione Trussardi, che ad agosto inaugurerà una grande mostra a Milano, affidata a Massimiliano Gioni e intitolta "La Grande Madre". Una mostra che indagherà su come l’arte moderna e contemporanea ha affrontato il tema della figura materna. «My Mommy Is Beautiful è un monumento - corale e spontaneo - alla figura materna, raccontata attraverso le voci e le storie di migliaia di partecipanti», spiega il comunicato della Fondazione.

Intervistato da Vita sul numero di aprile (numero dedicato proprio alla figura della mamma) Massimiliano Gioni aveva spiegato tra l’altro: «Sappiamo che in Italia, come in molte altre nazioni europee, la crescita è affidata all’immigrazione e alle nuove famiglie di stranieri: ecco, forse questa è la chiave.
Non tanto come risolvere la crescita zero, ma piuttosto come sviluppare la capacità di una nazione di reinventare concetti come quelli di madre patria e lingua madre per inventare un nuovo senso di appartenenza, che non replichi modelli maschilisti e maschili.
La mamma, questa volta sì, è sempre più ospitale del padre…»

 

 

RINGO STARR, LA SUA BIOGRAFIA E' UN DISCO
(fom: http://www.sorrisi.com/)


Ringo - Postcards from Paradise

 

 

Aprile 2015

Si chiama "Postcard from paradise", il nuovo album del batterista dei Beatles con la sua band di “All Star”.

Il 18 aprile sarà l'ultimo dei Fab Four ad entrare a far parte della Rock And Roll Hall of Fame A 74 anni, l’ex batterista dei Beatles, Ringo Starr pubblica la sua autobiografia, ma non è un libro.

È un disco, il diciottesimo della sua carriera da solista, iniziata nel 1970, e che si chiama Postcard from paradise, cartoline dal paradiso.

Il testo della title-track è un curioso puzzle di titoli delle canzoni dei Beatles e Ringo Starr l’ha scritto insieme a Todd Rundgren.

Al disco hanno collaborato tutti i membri della All Star Band, che lo accompagna ormai da tre anni nei concerti che non si stanca mai di fare in giro per il mondo. Più qualche ospite d’eccezione come Steve Lukather, Dave Stewart, Peter Frampton o Joe Walsh, il chitarrista degli Eagles, suo vecchio amico, che suona l’assolo proprio in Postcard from paradise.

Il prossimo 18 aprile, Ringo Starr entrerà a far parte della “Rock And Roll Hall of Fame”, il massimo riconoscimento del mondo del rock a stelle e strisce, dopo ripetute insistenze da parte di Paul McCartney che si era accorto che dei quattro Beatles, il batterista era l’unico non ancora presente.



 

 

WANDRE' CONQUISTA GLI STATES E "SUONA" CON GLI AEROSMITH
(fom: http://www.gazzettadireggio.gelocal.it/)


Wandrè Scarabeo - Sean Lennon

 

 

Marzo 2015

CAVRIAGO. La chitarra che Wandrè realizzò ispirandosi alla siluette e alla capigliatura di John Lennon è arrivata nelle mani di Sean Taro Ono Lennon, figlio del noto Beatles e di Yoko Ono, a 40 anni esatti dalla sua creazione.

Si tratta di una chitarra rossa fiammante, una delle più importanti e geniali creazioni del liutaio cavriaghese scomparso nel 2004.

Il suo nome è “Scarabeo” e nacque dopo che i Beatles suonarono in Italia nel 1965.

Ma non è tutto: anche Joe Perry degli Aerosmith ha tra le mani una Wandrè, che gli è stata regalata niente di meno che da… Johnny Depp.

La Scarabeo arriva a Sean. Ma andiamo per ordine. Ricordiamo che Sean Taro Ono Lennon è a sua volta musicista: insieme alla modella e polistrumentista Charlotte Kemp Muhl ha fondato nel 2008 i Goastt (Ghost Of a Siber Tooth Tiger), gruppo neo-psichedelico che promuove una musica ricca di atmosfere magiche e suggestioni oniriche.

Inevitabile che fra questi artisti e le chitarre di Wandrè scaturisse un’attrazione fatale: durante varie performance, hanno suonato chitarre Etrurian, Rock-6, Roby e una Tigre basso. Questo è stato notato, in video caricati su youtube, dal medico modenese Marco Ballestri, che ha scritto la biografia di Wandrè.

Ballestri ha così scritto a Sean e da lì è nata un'amicizia epistolare. Come ci spiega lui stesso, «con Sean è seguito uno scambio di doni reciproci, fatti di dischi e cd da un lato e di aceto balsamico e informazioni su Wandrè, compreso un paio di copie del libro “Wandrè l’artista della chitarra elettrica” (Anniversary Books ed), dall’altro».

Dopo aver letto la biografia, Sean ha confessato di non avere mai immaginato che Wandrè fosse un uomo così incredibile. Poi i contatti sono continuati e, «siccome lui era alla ricerca di altre Wandrè – prosegue l’autore del libro – ho pensato di metterlo in contatto con il possessore di una Scarabeo rossa, perché si compisse finalmente quel piano che il destino sembrava avere preparato 40 anni prima.

Sean ovviamente ha voluto quella chitarra: ispirata al volto di suo padre John, quel volto celebre in tutto il mondo che gli era stato violentemente sottratto quando aveva appena cinque anni e che adesso ritornava a lui, musicista talentuoso come il papà, sotto nuove sembianze».

Tra l’altro il legame con Wandrè e la famiglia Lennon non si ferma qui. Anche la mamma di Sean, Yoko Ono, in un qualche modo ne era legata: «E’ stata una delle artiste più attive del movimento Fluxus, a cui anche Wandrè aveva aderito».

Johnny Depp e gli Aerosmith. Ecco dunque che le chitarre di Wandrè continuano a conquistare i musicisti di tutto il mondo. «Quando Wandrè iniziò a costruire chitarre elettriche, nell’ormai lontano 1957, era fermamente intenzionato a esportare il nome di Cavriago in tutto il mondo».

E, ad oggi, oltre a Celentano, i Nomadi, Guccini, si contano molti artisti stranieri. «Negli ultimi 40 anni – ci spiega ancora Ballestri – le sculture fruibili per musica di Wandrè hanno affascinato molti chitarristi americani fra cui Frank Zappa, Ace Frehley, Buddy Miller, i Pearl Jam, Peter Holmström e, appunto, Sean Ono Lennon». Altra novità interessante, come si diceva, riguarda Johnny Depp e Joe Perry. Infatti, «anche il chitarrista e attore americano Johnny Depp è un fan delle Wandrè, tanto che ha voluto omaggiare l’amico Joe Perry, chitarrista degli Aerosmith, con una B.B. (Brigitte Bardot) di colore blu nassau, a dire di quest’ultimo, la chitarra perfetta per il blues».

Da Cavriago agli States. Insomma, la saga di Wandrè prosegue incessantemente. E il liutaio cavriaghese sarebbe probabilmente molto fiero di vedere oggi una Scarabeo fra le mani del figlio di Lennon. «È un po’ come assistere alla chiusura di un cerchio e sono sicuro che, insieme, faranno grandi cose. Inutile dire che mi riempie di gioia avere avuto una piccola parte in tutto questo, insieme ad Andrea Dellonti e Riccardo Magistroni, e avere avuto l’onore di restaurare personalmente questa opera d’arte, che Sean ha definito la sua chitarra migliore… e ne ha davvero tante».

Il post di Sean con la Scarabeo sul suo profilo facebook ha superato in poche ore gli 11mila “mi piace”, oltre 300 commenti e oltre 450 condivisioni. «Wandrè ha davvero conquistato gli Usa – conclude il biografo – D’altra parte lui ne era sicuro, anche quando nella sua ultima performance in piazza Lenin a Cavriago mise un Fender Precision bass al collo della statua del busto del padre del comunista sovietico e gli spiegò che gli americani non sapevano costruire i bassi, perché li facevano troppo pesanti».



 

 

SAMANTHA CRISTOFORETTI DALLO SPAZIO CANTA IMAGINE DI JOHN LENNON PER AIUTARE L'UNICEF
(fom: http://www.leggo.it)


john lennon bus

 





Dicembre 2014

Il fine è benefico - sostenere l’Unicef - la location magnifica, il risultato - visto l’impegno di Samantha Cristoforetti - da promuovere, con un po’ di indulgenza perché in fondo per diventare pilota militare e, soprattutto, astronauta, non è necessario saper cantare.

Ecco allora astrosamantha in versione Imagine di John Lennon dalla cupola della stazione spaziale, sullo sfondo la Terra coperta di nuvole candide. E no, non suona la chitarra in dotazione all’Iss come aveva invece fatto Luca Parmitano, magari con un po’ più di scioltezza, per l’intramontabile Ciuri ciuri della sua Sicilia.

Il problema, se si parla di canzoni dallo spazio, è che però il primo posto nell’hit parade non verrà mai tolto all'astronauta canades Chris Hadfield che due anni fa scalò tutte le classifiche con una strepitosa versione di Space Oddity. Un capolavoro che in realtà non aveva nulla di improvvisato, come le performance di astrosamantha e astroluca, ma che richiese mesi di lavoro a terra.
Il risultato fu comunque così strabiliante che lo stesso David Bowie disse che non avrebbe potuto fare meglio.



 

 

PRODURRE LA MUSICA IN VIAGGIO, ARRIVA IN ITALIA IL JOHN LENNON BUS
(fom: http://www.larepubblica.it)


john lennon bus
john lennon bus mixing consolle

 





Ottobre 2014

Da mercoledì 29 ottobre approda a Milano l'autobus voluto dalla Yoko Ono Foundation. Si sposterà a Mantova, Torino, Piacenza, Bologna e Roma per dare agli studenti la possibilità di registrare musica, creare brani e video.

Uno studio di registrazione itinerante per permettere agli studenti di produrre gratuitamente musica. È il John Lennon Bus e da mercoledì 29 ottobre approderà in Italia. Partirà da Milano e, fino al 14 novembre, girerà per le università, gli istituti superiori, le scuole internazionali e i licei di Mantova, Torino, Piacenza, Bologna e Roma. Si tratta di un progetto educativo, no-profit, che "avrebbe reso John molto orgoglioso. L'idea del tour-bus è nata dall'amore di John e dai desideri dei bambini di tutto il mondo - racconta Yoko Ono - Sono molto felice".

Nell'enorme autobus azzurro metallizzato, con pavimento in parquet e comodi divani in pelle rossa, ci sono tutti gli strumenti più avanzati con i quali i ragazzi possono mettersi alla prova. Gli studenti impareranno a riconoscere le più recenti tecnologie audio, video e broadcasting e i partecipanti alle sessioni di registrazioni avranno a disposizione una giornata intera per sviluppare un progetto originale creando brani, video e immagini. In altre parole, avranno la possibilità di fare diventare concrete le loro idee, coltivandole fino alla realizzazione di una produzione musicale vera e propria.


 

 





JOHN LENNON: CI HANNO FATTO CREDERE...
(fom: www.eticamente.net)


 

Luglio 2014

Mi è capitata tra le mani una poesia attribuita a John Lennon, mi ha fatto riflettere su quanto il mondo odierno ci faccia credere a molte cose, ma non ci dice mai come stanno realmente.
Siamo noi come singoli individui che dobbiamo cercare la verità, che dobbiamo capirla a nostre spese, sulla nostra pelle perché nessuno ce la dice, nessuno ci avvisa.

Le porte chiuse in faccia, le delusioni, gli amori perduti e gli amori lasciati… tutte le realtà, dobbiamo viverle per capire.

Queste cose non ce le dicono, ma ce ne dicono altre che ci condizionano la vita.

Ci fanno il lavaggio del cervello su quello che è giusto e su quello che è sbagliato, viviamo di stereotipi, luoghi comuni, idee di massa senza sapere bene cosa pensiamo noi di una determinata cosa, cosa vogliamo e come la vogliamo.

Ed ecco che in aiuto di chi vuole guardare un po’ più in là, in aiuto di chi vuole “sapere”, arriva proprio lui, John Lennon, uno dei più grandi cantautori, poeti, attivista pacifista del nostro tempo.
Lui che guardava oltre, lui che vedeva oltre… e ora tocca a noi aprire gli occhi e smettere di credere.

John Lennon: Ci hanno fatto credere

Ci hanno fatto credere che l’amore, quello vero, si trova una volta sola, e in generale prima dei trent’anni. Non ci hanno detto che l’amore non è azionato in qualche maniera e nemmeno arriva ad un’ora precisa.
Ci hanno fatto credere che ognuno di noi è la metà di un’arancia, che la vita ha senso solo quando riusciamo a trovare l’altra metà. Non ci hanno detto che nasciamo interi, che mai nessuno nella nostra vita merita di portarsi sulle spalle la responsabilità di completare quello che ci manca: si cresce con noi stessi. Se siamo in buona compagnia, è semplicemente più gradevole.
Ci hanno fatto credere in una formula chiamata “due in uno”: due persone che pensano uguale, agiscono uguale, che solamente questo poteva funzionare. Non ci hanno detto che questo ha un nome: annullamento. Che solamente essere individui con propria personalità ci permette di avere un rapporto sano.
Ci hanno fatto credere che il matrimonio è d’obbligo e che i desideri fuori tempo devono essere repressi. Ci hanno fatto credere che i belli e magri sono quelli più amati, che quelli che fanno poco sesso sono all’antica, e quelli che invece ne fanno troppo non sono affidabili, e che ci sarà sempre un scarpa vecchia per un piede storto! Solo non ci hanno detto che esistono molte più menti “storte” che piedi.
Ci hanno fatto credere che esiste un’unica formula per la felicità, la stessa per tutti, e quelli che cercano di svincolarsene sono condannati all’emarginazione. Non ci hanno detto che queste formule non funzionano, frustrano le persone, sono alienanti, e che ci sono altre alternative. Ah, non ci hanno nemmeno detto che nessuno mai ci dirà tutto ciò. Ognuno di noi lo scoprirà da sè. E così, quando sarai molto innamorato di te stesso, potrai essere altrettanto felice, e potrai amare qualcuno.”
~ John Lennon

Versione originale
:

“They made us believe that real love, the one that’s strong, only happens once, more likely before your thirties. They never told us that love is not something that you can put in motion, neither has time schedule.

They made us believe that each one of us is the half of an orange, and that life only makes sense when you find that other half. They did not tell us that we were born as whole, and that no one in our lives deserves to carry on his back such responsibility of completing what is missing on us: we grow through life by ourselves. If we have a good company it’s just more pleasant.

They made us believe in a formula “two in one”: two people sharing the same line of thinking, same ideas, and that it is what works. It’s never been told that it has another name: invalidation, that only two individuals with their own personality is how you can have a healthy relationship. It has been made to believe that marriage is an obliged institution and that fantasies out of hour should be repressed.

They made us believe that the thin and beautiful are the ones who are more loved, that the ones that have little sex are boring, and the ones that have a lot of it are not trustful, and that will always have a old shoes to a crooked foot; what they forgot to tell us is that there are more crooked minds than feet.

They made us believe that there’s one way formula to be happy, the same one to everybody, and the ones that escape from that are condemned to be delinquents. We have never been told that those formulas go wrong, they get people frustrated, they are alienating, and that we can try other alternatives. Oh! Also they did not tell us that no one will tell those things to us.

Each and everyone of us will have to learn by ourselves. And, when we get to the point that you are in love with yourself first, that’s when you can fall in love with somebody.”

~ John Lennon.


 

 

JOHN LENNON 'SUL MERCATO': YOKO ONO AUTORIZZA L'USO DI IMMAGINI E DISEGNI
(fom: www.rockol.it)


John Lennon: Yoko Ono autorizza l'uso di immagini e disegn
 


Giugno 2014

Annunciato da poco un accordo con Grace Slick e con l'ex manager Bill Thompson per una campagna merchandising che punta a rilanciare il nome, il marchio e la musica dei Jefferson Airplane, la Epic Rights diretta da Dell Furlano, d'accordo con Yoko Ono, apre ora le porte a chi intenda utilizzare a fini commerciali o di altra natura l'immagine, i disegni e le opere di John Lennon.

Le licenze d'uso previste dall'operazione si raggruppano in due filoni: il primo, incentrato sul marchio John Lennon Classic, riguarderà i prodotti che riproducono il nome, l'immagine e la firma dell'artista di Liverpool; il secondo, Bag One Arts (che riprende il nome della società attraverso cui la Ono ammministra le opere dell'ex marito) attingerà a disegni e bozzetti originali realizzati tra il 1964 e il 1980, l'anno della morte (tra cui il celeberrimo autoritratto).

Entrambe le linee verranno presentate ai potenziali licenziatari a partire dal Licensing Expo in programma a Las Vegas nei prossimi giorni: i prodotti destinati a incorporare l'immagine e i disegni di Lennon, in ogni caso, verranno approvati personalmente volta per volta dalla vedova.

"Indipendentemente dal modo in cui abbiamo conosciuto John Lennon - attraverso la sua musica, la sua arte o i suoi scritti - ciò che lo ha definito e caratterizzato è stato il suo messaggio di amore e di pace, ed è grazie a quello che è diventato un'icona in tutto il mondo per persone di diverse generazioni", ha ricordato Yoko. "Io considero i programmi di licensing di John Lennon Classics e Bag One Arts come un altro modo di onorare il suo lascito e sono convinta che attraverso la stretta collaborazione con Dell e il team di Epic Rights raggiungeremo lo scopo".

Furano, accanto a Bill Graham, è stato negli anni Sessanta co-fondatore della pionieristica società di licensing e merchandising Winterland Productions; tra i clienti della sua nuova società con base a Los Angeles figurano anche Aerosmith, Kiss, Stevie Nicks, Def Leppard, Billy Idol, Doobie Brothers, Joan Jett, Jeff Beck, Cult, Velvet Revolver, Scott Weiland e Cinderella.


 

 

CONOSCI IL JOHN LENNON WALL?
(fom: ComUnità)


JOHN LENNON WALL IN PRAGA
 


Giugno 2014

Mai sentito parlare del John Lennon Wall? il muro di John Lennon a Praga? Non biasimatevi. Amici, intenditori, lennoniani della prima e della seconda ora, interpellati, non ne sanno un’acca. Me compreso. Eppure, il muro di John Lennon ha la sua storia. Se appartenete alla schiera di umane genti della musica leggera che si recano ad Abbey Road per lasciare il loro cuoricino o firmettina sul muretto dei mitici studios dei Fab Four, tocca mettere in conto un altro viaggio. Se non lo siete, fa lo stesso, restate connessi.
Il genio rivoluzionario di Lennon si spegne, tragicamente, l’8 dicembre del 1980, assassinato da un folle maledetto. In tutto il mondo risuona “Imagine”, capolavoro pacifista, più che una canzone un inno universale del Lennon solista. A Praga, i ragazzi, la gioventù, gli universitari, chiamateli come volete, che si ribellano alla dittatura comunista cantano nascosti in luoghi illegali. I Beatles come tutte le cose dell’Occidente sono il diavolo, la peste capitalista che il regime combatte. Chi suona i pezzi di Lennon viene arrestato. Gli ordini che arrivano dall’Unione Sovietica sono tassativi.
Ma la meglio gioventù praghese adora Lennon. Hai voglia a fare arresti. Dai loro zaini non escono solo i vinili dei Beatles, che si scambiano col terrore di essere arrestati e l’eccitazione di arrivare a casa per mettere giù la puntina del giradischi. Dai loro zainetti spuntano gli spray delle controculture underground. Le mani nude escono dalle tasche al netto del freddo inverno e disegnano graffiti. Ecco che spunta sul muro di Velkopřevorské náměstí (piazza del Gran Priorato) nel quartiere della Mala Strana, il graffito con il simbolo della pace e la scritta “Imagine” al centro.
La polizia comunista lo fa ripulire. Ma il graffito rispunta. E la voce si sparge. Chi disegna la faccia di John. Chi riporta in dote i testi delle canzoni. La rivoluzione del proletariato venduta per buona dall’Unione Sovietica al popolo ceco è in realtà una dittatura soffocante. L’eroe, il “Working Class Hero”, adesso è John Lennon, proprio come dal titolo di una sua canzone. Sono le parole del Beatles più ribelle i punti di riferimento, l’immaginario di libertà a cui i praghesi anelano contro il controllo di un regime repressivo e alienante. Un graffito dietro l’altro, un graffito dietro l’altro, tutto il muro della piazza seminascosta dietro il Ponte Carlo è pieno, da cima a fondo.
Nel 1988 il regime comunista guidato da Gustav Husak tenta l’ultimo assalto al muro. I “lennoniani”, così definiti, “sono una setta, seguaci del movimento pacifista ceco, violenti, alcolisti, psicopatici e paladini del capitalismo”. La caccia è riaperta. Ma poi sappiamo tutti com’è andata a finire nel 1989 quando il muro di Berlino è crollato, mentre quello di John Lennon è rimasto come un simbolo indelebile della Praga liberata.
E così sono cominciati ad arrivare anche i turisti. Con le loro firme. E nuovi graffiti, di street artist che hanno voluto dare il loro contributo, nonostante la legge impedisca comunque di farli in tutta la Repubblica Ceca. In quella piazza silenziosa e appartata di Praga il muro è lungo e colorato, monumento di storia dal grande impatto emotivo. Le facce di John, e Yoko, campeggiano sulle frasi e i disegni protetti dalle querce secolari che delimitano la piazza.
Tra l’altro, il Muro di John Lennon, divide la piazza stessa da un giardino neoclassico di un edificio di proprietà dei Cavalieri di Malta. Cavalieri di Malta che, agli inizi degli anni Novanta, avevano anche provato a ridipingerlo. Ma poi si sono dovuti arrendere, con nobile gesto, e forse anche a ragion veduta, davanti alla forza di “Imagine” e alla nuova meta di pellegrinaggio dei fan dei Beatles, ma non solo, a Praga.
Per me, spero anche per voi che avete avuto la pazienza di leggere, una sorprendente ed emozionante scoperta.

Su e giù per le scale
di Jacopo Cosi


 

 

SOGNARE : TED , IDEE CHE VALE LA PENA DIFFONDERE
(fom:http://www.ted.com)

 


Gennaio 2014

www.johnlennon.it da il benvenuto a TED, la comunità globale, che ospita persone provenienti da ogni cultura e disciplina alla ricerca di una più profonda comprensione del mondo che ci circonda e vi invita a visitare e godervi il sito del progettoTED (Audio in inglese, con sottotitoli in 40 lingue, di più di 1000 interessanti e, spesso, illuminanti interventi)

Ci piacerebbe veder partecipatre a una delle prossime conferenze del TED anche Yoko, o Ringo o Paul per condividere col mondo le loro idee per un presento ed un futuro migliori!










LENNON E CARUSO: I CRATERI DI MERCURIO DEDICATI ALLE CELEBRITA'
(fom: http://www.globalist.it)


JOHN LENNON MERCURY CRATER
 


Dicembre 2013

L'Unione Astronomica Internazionale ha approvato i nomi di dieci nuovi crateri da impatto osservati su Mercurio dalla sonda americana Messenger.

I crateri sono stati dedicati a dieci artisti e scrittori da tutto il mondo, tra cui il leggendario tenore napoletano Enrico Caruso.

Tra i dieci nomi spiccano quello di Caruso; quello di John Lennon, leggenda dei Beatles; quello di Truman Capote, autore di Colazione da Tiffany; e quello di Alexander Calder, padre dell'arte cinetica.

Gli altri sono quelli di Natalie Clifford Barney, scrittore statunitense; Hector Berlioz, compositore romantico francese; James Sidney Ensor, pittore belga; Jean Boulogne Giambologna, scultore olandese; Erich Maria Remarque, scrittore tedesco e autore di Niente di Nuovo sul Fronte Occidentale; e Maria Elena Vieira da Silva, pittrice dell'astrattismo nata portoghese e naturalizzata francese.

Secondo le norme attuali, i crateri su Mercurio possono essere dedicati solo ad «artisti, musicisti, pittori e scrittori deceduti che hanno dato un contributo fondamentale o notevole al loro campo e che sono stati riconosciuti come figure essenziali della storia dell'arte per più di 50 anni».

La scoperta di questi nuovi crateri è arrivata analizzando le immagini scattate dalla sonda Messenger, cha sta ritraendo regioni di Mercurio che non avevamo mai visto prima. Messenger, lanciata nel 2004, è diventata la prima sonda di sempre a orbitare attorno a Mercurio nel 2011, dopo averlo sfiorato nel 2008. Da allora, oltre 100 nuovi crateri hanno ricevuto un nome ufficiale..


 

 

GREENPEACE, McCARTNEY SCRIVE A PUTIN: "LIBERATE I 30 ATTIVISTI"
(fom: http://www.adnkronos.com)


FIORELLA GENTILE GREENPEACE
 


Novembre 2013

Roma - (Adnkronos/Ign) - L'ex Beatles in difesa dei militanti ecologisti detenuti in Russia da settembre dopo l'assalto alla piattaforma Gazprom nell'Artico: "Milioni di persone le sarebbero grate se ponesse fine a questa vicenda". Tra gli attivisti anche l'italiano Cristian D'Alessandro. Su Twitter la mobilitazione Letta #metticilafirma


Non occorre essere beatlesiani doc per incuriosirsi all’universo Lennon. Un universo più sfaccettato di quanto il mito tramanda, già perché John fu un creativo multiforme certo il suo talento musicale ha subissato ogni altra espressione ma Lennon fu ancheartista visivo e attore. E la mostra di questo renderà conto.

A dieci anni dalla sua esibizione nella Piazza Rossa, Paul McCartney scende in campo a difesa degli Arctic 30 e lo fa scrivendo direttamente una lettera al presidente Vladimir Putin, chiedendogli di "usare la sua influenza per far tornare i detenuti dalle loro famiglie". Il tono è rispettoso e confidenziale, ma fermo nel difendere l'operato di Greenpeace. (Blog Paul McCartney)

"Caro Vladimir - esordisce in maniera informale l'ex Beatles - spero che questa mia lettera ti trovi bene. So di certo - assicura - che Greenpeace non è un'organizzazione anti russa. Dalla mia esperienza posso dire che infastidiscono ogni governo! Ma da nessun governo né associazione in nessuna parte del mondo prendono soldi e soprattutto sono pacifici. La non violenza è parte essenziale di ciò che sono".

Poi Mc Cartney ricorda le parole dello stesso Putin: "Lei stesso ha detto che non sono pirati, beh questo è qualcosa su cui tutti possono concordare. Altrettanto importante è che essi non pensano di essere al di sopra della legge e che sono disposti a rispondere di ciò che hanno fatto. Quindi, può esserci una via d'uscita che accontenti tutti?".

"Vladimir - continua McCartney nella lettera - milioni di persone le sarebbero enormemente grati se potesse intervenire per porre fine a questa vicenda. Capisco che tribunali e presidenza russi sono separati tuttavia mi chiedo se non possa usare la sua influenza per far tornare i detenuti dalle loro famiglie".

In una nota alla lettera Paul Mc Cartney fa sapere di non aver avuto ancora risposta dal presidente Putin. Ha invece "gentilmente risposto l'ambasciatore russo affermando che la situazione degli attivisti non viene adeguatamente rappresentata dai media. Sarebbe bello se questo malinteso potesse essere risolto e i manifestanti possano essere rimandati a casa dalle loro famiglie in tempo per Natale. Viviamo nella speranza", conclude l'ex Beatles. Tra gli attivisti detenuti in Russia da quasi due mesi, c'è anche l'italiano Cristian D'Alessandro.

E alla notizia della lettera, il padre del giovane ha espresso tutta la sua gratitudine: "Che uno dei più grandi musicisti del secolo abbia deciso di scrivere una lettera con un commento così positivo sugli attivisti di Greenpeace non può che farci piacere", ha detto all'Adnkronos Aristide D'Alessandro.

Il nome di McCartney si aggiunge così alla lunga lista di quanti hanno già chiesto la liberazione degli Arcti 30, lista che comprende anche diversi premi Nobel, ma alla quale manca il nome di Enrico Letta. "Abbiamo fatto più di un appello al Presidente Letta, ma non abbiamo ancora ricevuto nessuna risposta né manifestazione di sostegno", aggiunge Aristide D'Alessandro.

Proprio per chiedere al Premier di prendere una posizione forte in merito alla vicenda, Greenpeace ha lanciato una mobilitazione sul sito http://metticilafirma.greenpeace.it (link non più attivo), alla quale hanno aderito quasi di 20mila persone. "Già 139 parlamentari sostengono ufficialmente l'appello per la scarcerazione degli Arctic30 e lo stop delle trivellazioni nell'Artico.

In Europa, Angela Merkel, David Cameron e il Primo Ministro francese Hollande hanno pubblicamente espresso il loro desiderio di vedere presto risolta la situazione degli attivisti di Greenpeace. A questo movimento di sostegno europeo manca però una voce importante, quella del Primo Ministro italiano, che pure è stato più volte sollecitato in questo senso", afferma Cristiana De Lia, responsabile della Campagna Artico per Greenpeace Italia.

Tutte le adesioni sono state rese pubbliche attraverso l'account https://twitter.com/MetticiLaFirma. I tweet singoli rivolti a Enrico Letta inviati tramite il sito sono invece circa 2400: secondo PokeDem l'account Twitter di Letta è stato il più twittato ieri, grazie agli hashtag #MetticiLaFirma e #FreeTheArctic30.

AGGIORNAMENTO:
12 attivisti su 30, tra i quali Christian D'Alessandro, verranno liberati su cauzione
(Vai alla notizia su il Messaggero).


 

 

 

MOSTRE: JOHN LENNON PROTAGONISTA DELL'AUTUNNO MODENESE
(fom: http://www.daringtodo.com)


Mostra John Lennon Modena 2013
 


16 luglio 2013

All you need is love. John Lennon artista, attore, performer.

Modena, 13 settembre 2013 - 20 ottobre 2013. Una mostra curata da Enzo Gentile, Marco Pierini, Antonio Taormina, promossa e organizzata dalla Galleria civica di Modena e dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Modena con il sostegno di Hera Group e il supporto di Beatlesiani d'Italia Associati.

Non occorre essere beatlesiani doc per incuriosirsi all’universo Lennon. Un universo più sfaccettato di quanto il mito tramanda, già perché John fu un creativo multiforme certo il suo talento musicale ha subissato ogni altra espressione ma Lennon fu ancheartista visivo e attore. E la mostra di questo renderà conto.

Naturalmente portato per il disegno, Jhon studiò (con risultati alterni) al prestigioso Liverpool College of Art e non abbandonò mai l’abitudine di fermare con rapidi schizzi idee, pensieri, fantasie. Di una vera e propria attività artistica, però, si può parlare soltanto a partire dall’incontro con Yoko Ono, con la quale realizzerà tra la fine degli anni Sessanta e i primi Settanta alcuni video – “Smile”, “Rape”, “Fly”, “Up Your Legs” – tutti quanti presenti nella mostra modenese.

Realizzata nell’ambito del festivalfilosofia, dedicato al tema “Amare”, la mostra propone tra le rarità la cartella di 14 litografie intitolata “Bag One“, pensata da John come regalo di nozze per Yoko in occasione del loro matrimonio nel 1969. Lo scambio degli anelli, il celebre bed-in per la pace di Amsterdam, la luna di miele, momenti della loro intimità sono i soggetti scelti da Lennon per questa serie di immagini caratterizzate da un tratto fresco, agile, ironico. “Bag One” venne esposta per la prima volta il 15 gennaio 1970 alla London Arts Gallery e immediatamente sequestrata da Scotland Yard per l’alto tasso di erotismo di cui erano permeate le stampe.

Se si escludono “A Hard Day’s Night”, “Help!” e “Magical Mystery Tour“, realizzati assieme agli altri tre Beatles, la commedia satirica e antimilitarista “Come ho vinto la guerra” (1967) di Richard Lester rimane l’unico film interpretato da Lennon, qui nei panni del soldato semplice Gripweed. John vi compare per la prima volta con gli occhiali tondi, look che rimarrà iconico per tutti gli anni a venire. Del film sono in mostra tutte le locandine e i manifesti realizzati con effervescente fantasia grafica per il suo lancio in Italia, nonché altri materiali iconografici ed editoriali ad esso dedicati. A John Lennon brillante autore di calembour, giochi di parole puns, racconti surreali, poesie nonsense, sarà riservato lo spazio dedicato alla letteratura nell’house organ della Galleria “civico 103” – numero speciale dedicato alla mostra – con il racconto in versi “Toy Boy” non incluso nei tre libri ufficiali scritti da Lennon e mai tradotto finora in italiano.

Esposto, infine, anche il celebre ritratto di Yoko Ono e John Lennon scattato da Annie Leibovitz nel 1980 a poche ore dall’assassinio dell’ex Beatle che fa parte della raccolta di Fotografia della Galleria civica di Modena. L’ingresso alla mostra è gratuito.

www.galleriacivicadimodena.it


 

 

YOKO ONO ALLA BIENNALE DI VENEZIA: LE PAROLE SONO RIVOLUZIONARIE
(fom: http://www.tmnews.it)


Yoko Ono Biennale di Venezia 2013
 


11 giu 2013

L'artista a nascita della Fondazione Bonotto con "I'll be back".

Venezia, (TMNews) - Le parole hanno un potere rivoluzionario perché "quando si dice 'ti odio' o 'ti amo' a una persona, lo si grida al mondo".

E' la filosofia artistica, e esistenziale, che Yoko Ono porta alla Biennale di Venezia in occasione della nascita della Fondazione Bonotto che riunisce le immagini, i video, le foto e i manifesti raccolti dall'imprenditore collezionista legato al movimento artistico Fluxus, di cui Yoko Ono è un'icona.

La conversazione aperta al pubblico con l'artista è stata l'introduzione al debutto dell'installazione della performer americana "I'll be back".

Immagini, sculture, ma anche suoni e parole ispirati al futurismo italiano con cui Yoko Ono affronta l'universale, lanciando una provocazione all'arte e agli artisti e il particolare, ricordando persone e momenti della sua vita privata.

La mostra sarà aperta fino al 28 Giugno allo Iuav di Venezia.A Yoko Ono, musa e compagna di vita di John Lennon, è stata dedicata anche la prima uscita editoriale di Flaneur&Dust, un progetto a cura di Luigi Bonotto e Cristiano Seganfreddo intitolato DREAM, la parola messaggio con cui l'artista riempì decine di città italiane nel 2009.


 

 



ARRIVA IN ITALIA LENNONYC, SUL RAPPORTO FRA LENNON E NEW YORK
(fom: http://www.primapaginanews.it)


Yoko Ono Biennale di Venezia 2013
 

11 giu 2013

(Prima Pagina News) “Se i Beatles o gli anni Sessanta hanno avuto un messaggio, era questo: impara a nuotare. Punto. E una volta che hai imparato, mettiti a nuotare.

La gente che è rimasta ancorata ai Beatles e al sogno degli anni Sessanta ha perso di vista l’orizzonte non appena i Beatles e gli anni Sessanta sono diventati l’orizzonte.

Portarseli dietro tutta la vita sarebbe come portarsi dietro Glenn Miller e la Seconda guerra mondiale.

Con questo non voglio dire che non si possano ascoltare con piacere Glenn Miller o i Beatles, ma vivere dentro quel sogno significa scegliere la via del tramonto” (John Lennon) “New York divenne una parte di noi. Altrove non saremmo stati gli stessi.” (Yoko Ono) Poche volte nella storia una generazione di giovani ha avuto l’occasione di passare la linea d’ombra della vita al fianco degli idoli della propria adolescenza, come i fan dei Beatles hanno potuto fare con John Lennon, da onnipotente icona del rock a uomo in carne e ossa e padre di famiglia.

LennoNYC è la storia della vita di John Lennon negli anni settanta, subito dopo la fine dei Fab Four, e una lettera d’amore alla New York che allora l’accolse, quella del Greenwich Village e della svolta artistica di uno dei più grandi geni della musica del Novecento.

Perché la morte può fare tutto, tranne che oscurare un Mito. Dopo una pausa di cinque anni, in cui aveva abbandonato il mondo della musica, il successo, la fama, John Lennon tornava finalmente in studio di registrazione.

Era, forse per la prima volta in vita sua, felice. Senza riserve. Il percorso che l'aveva condotto fino a quel punto era stato lungo e difficile: "perseguitato" dall'amministrazione Nixon, che era ricorsa all'FBI e all'INS per intercettargli il telefono e spiare la sua vita, nel tentativo di espellerlo per motivi politici, Lennon aveva conosciuto l'alcolismo e, per diciotto mesi, l'allontamento da Yoko Ono (un periodo che lo stesso Lennon avrebbe in seguito chiamato il suo "Lost Weekend").

All'inizio di agosto del 1980, però, John Lennon iniziava a registrare quello che sarebbe diventato "Double Fantasy". Le canzoni del nuovo album non erano dedicate al dolore del passato: parlavano della vita che stava costruendo con Yoko e il figlio Sean. Della sua ritrovata felicità. Diretto dal candidato all'Oscar Michael Epstein, LennoNYC racconta di come uno dei più celebri e influenti artisti del XX secolo abbia saputo rinascere nella quiete e nei piaceri semplici della paternità.

Ed è anche la storia di un immigrato molto "sui generis", arrivato a NY per cercare una libertà speciale: quella di essere se stesso e non "Beatle John", di amare Yoko Ono senza per questo essere disprezzato dal pubblico (come era accaduto a Londra), di vivere una vita normale.

È questo che, più di ogni altra cosa, New York City ha offerto a John Lennon: la possibilità di andare al cinema o al ristorante, di salire su un taxi. Di essere libero. Un documentario arricchito da registrazioni inedite, mai viste finora, e dalle voci di chi fu vicino a Lennon in questo momento della sua vita, dall'amico e fotografo Bob Gruen al batterista Jim Keltner, da Elton John a - ovviamente - Yoko Ono, che ha regalato a LennoNYC una delle interviste più forti ed emozionanti.

Insieme al film, il libro "Immagina una città - L'utopia di John Lennon", a cura di Marco Denti (pp. 96) Prima John Lennon trova la sua utopia a New York, incastrata tra il Watergate e infiniti filamenti di rock’n’roll. Poi un’intera città si unisce nel nome di Imagine, delle sue visioni e per ricordare la sua “prima volta” con John Lennon. In collaborazione con Imagine. Pavia. Di pace e di diritti, di sogni e sognatori: una città per John Lennon..


 

 



REGISTRA GRATIS, ARRIVA IL JOHN LENNON EDUCATIONAL TOUR BUS
(fom: http://www.rockol.it)


john lennon bus
john lennon bus mixing consolle

 





27 apr 2013

Dal "Magical mystery tour" al "John Lennon educational tour" il tragitto non è forse così lungo.

Sbarca anche in Europa, dopo essere stato un successo negli USA, il John Lennon Educational Tour Bus che è un vero e proprio autobus sul quale sarà possibile - per i giovani - gratuitamente registrare, creare video e trasmettere progetti.

Il tutto è reso possibile grazie alla generosità di Yoko Ono e delle varie aziende, come Montblanc, Apple e Sony, che hanno messo a disposizione le attrezzature.

L'inaugurazione europea è prevista per il prossimo 8 maggio davanti al museo civico di Liverpool. "Il bus educativo è un grande successo negli USA", ha affermato Yoko, "ma John sarebbe stato particolarmente elettrizzato nel vederlo partire da Liverpool per il suo lancio europeo". L'ottantenne vedova ha aggiunto che il bus effettuerà prima un tour britannico e poi passerà all'Europa con

tinentale; nel prossimo giugno farà tappa al festival londinese Meltdown, del quale Yoko è la curatrice di quest'anno. In vista del Meltdown l'artista ha detto: "Tutti i ragazzi che passano al Meltdown e sono interessati a fare musica e a come usare gli strumenti in studio, dovrebbero fare un salto e usare questa iniziativa gratuita".


 

 



OTTANT'ANNI DI YOKO ONO, ARTISTA POP CHE SPOSO' JOHN LENNON E (FORSE) FECE SCIOGLIERE I BEATLES
(fom: http://www.ilsole24ore.com)


YOKO ONO 80th BIRTHDAY

 

Berlino, 24 febbraio 2013


La storia dei Beatles si divide in due ere: prima e dopo il 9 novembre 1966. Il popolo beatlesiano si divide in due fazioni: i pochi che la adorano e i troppi che la detestano. Al centro delle due «divisioni» c'è sempre lei: Yoko Ono, artista pop e performer concettuale giapponese che in quel giorno di 46 anni fa, all'Indica Gallery di Londra, incontra John Lennon e ne rivolta l'esistenza da capo a piedi.

Per alcuni è la donna che ha «aperto gli occhi» al genio di Liverpool rendendolo pienamente consapevole della sua arte e della necessità di una svolta «politica». Per altri è la moglie-padrona che ha usato l'influenza sul proprio partner, più giovane di sette anni, per rompere il giocattolo dei Fab Four e farsi pubblicità. Per tutti è un pezzo di storia vivente: oggi compie la bellezza di 80 anni e tocca festeggiarla.

Gli ottant'anni di Yoko Ono
Il concerto di Berlino La scorsa notte, al teatro Volksbuhne di Berlino, ha spento le candeline in un concerto-evento organizzato dal figlio d'arte Sean che, per l'occasione, ha allestito una nuova versione della Plastic Ono Band che fu di papà John e mamma Yoko. Stavolta, però, c'erano tra gli altri il chitarrista dei Wilco Nels Cline, la polistrumentista dei Cibo Matto Yuka Honda e un parterre di ospiti che spaziava dal leader dei R.E.M. Michael Stipe a Rufus e Martha Wainwright fino a Robyn Hitchcock. Mica male. Il pubblico le ha cantato «Happy Birthday» in inglese e tedesco, per poi farle da coro nell'esecuzione di alcune canzoni, come l'inno pacifista «Give Peace A Chance». Perché Berlino? «Non c'è altro luogo al mondo che mia madre ami tanto», ha spiegato Sean Lennon.

La mostra a Francoforte
Se non altro è la Germania ad adorare lei: allo Schrin Khunsthalle di Francoforte, fino al 12 maggio, è in corso la retrospettiva «Half-a-Wind Show» che raccoglie le sue maggiori produzioni dagli anni Sessanta a oggi. Ci sono innumerevoli oggetti «familiari» per il popolo beatlesiano, come la mela verde del '66 che i Fab sceglieranno come icona della loro casa discografica Apple, le immagini dei cartelloni della campagna pubblicitaria «War is over!» che nel '69 John e Yoko lanciarono nelle principali metropoli del mondo contro la guerra in Vietnam, le fotografie del «Bed in for Peace» e gli occhiali insanguinati di John dopo l'omicidio, immortalati in «Season of glass». Proprio operazioni di quest'ultimo tipo, tutte incentrate sulla figura carismatica di Lennon, riescono indigeste a molti fan che accusano la Ono di «mungere la mucca» finché ce n'è.

Tra la musica dance e il no al fracking
L'ex moglie di John, in ogni caso, aveva una riconoscibilità artistica anche prima di incontrare l'illustre consorte (con Tony Cox, uno dei suoi precedenti mariti, s'era fatta notare come performer nel gruppo di Fluxus) e a quanto pare punta ad averne una anche a distanza di 32 anni dalla di lui ripartita. Con la musica elettronica, per esempio: è appena uscito «Hold me», singolo house realizzato a quattro mai con il dj Dave Audé. Lo ascolti e ti viene da pensare che la dance dev'essere ormai l'ultimo rifugio dei dadaisti. Pure le cause sociali non mancano nell'agendina della ottuagenaria signora: dopo la lotta per i diritti delle donne e quella contro l'Aids, l'ultima sua crociata si oppone al fracking, la tecnica fatturazione idraulica delle rocce per l'ottenimento di idrocarburi che, da qui a qualche anno, dovrebbe rendere gli Usa completamente autonomi dal petrolio arabo. Signora Lennon permettendo. Per tornare alla questione di partenza: Yoko Ono ha fatto più male o più bene a Lennon? Mettiamola così: John la amava e, tra alterne vicende, l'ha tenuta consapevolmente al suo fianco. Questione sterile, insomma. Specialmente nel giorno del suo ottantesimo compleanno.


 

 

MCCARTNEY: "NON FU YOKO ONO A FAR SEPARARE I BEATLES"
(fom: http://www.agi.it)


NON FU YOKO ONO A FAR SEPARARE I BEATLES

 

 

Londra, 28 ottobre 2012


Non fu Yoko Ono la causa della separazione dei Beatles: a sostenerlo e' Paul McCartney che in un'intervista anticipata dall'Observer ha fatto giustizia di uno dei luoghi comuni piu' insistenti sui Fab Four e ha assicurato che John Lennon avrebbe lasciato comunque la band.

"Non e' stata certamente lei a spaccare il gruppo, non credo che la si possa incolpare di nulla", ha dichiarato Macca in un colloquio di un'ora con Al Jazira che sara' mandato in onda a novembre.

McCartney ha detto di esser certo che Lennon non avrebbe mai potuto scrivere "Imagine" se non avesse avuto al suo fianco Yoko Ono, che tiro' fuori "il suo lato piu' avanguardista, la sua visione delle cose". "Yoko Ono "gli insegno' un modo diverso di essere, che per lui era piu' attraente, e per questo, era arrivato il momento per John di lasciare il gruppo".


 

 

LADY GAGA, IL POP PER LA PACE
(fom: http://www.rai.tv)


YOKO ONO LADY GAGA

 

 

9 ottobre 2012


E' Lady Gaga, insieme al gruppo punk delle Pussy Riot, la vincitrice del premio per la Pace LennonOno.

La signorina Germanotta è volata a Reykjavik, in Islanda, per ricevere l'onorificenza dalle mani di Yoko Ono, vedova di John Lennon.

Premiati anche l'attivista per la pace Rachel Corrie, uccisa nella Striscia di Gaza nel 2003, John Perkins, autore di "Confessioni di un sicario dell'economia", e Christopher Hitchens, il giornalista morto nel 2011.

Prima di Reykjavik, la cantante statunitense ha fatto tappa a Londra per cenare con Julian Assange, il cofondatore del sito Wikileaks ricercato dalla giustizia svedese e rifugiato nell'ambasciata ecuadoriana. L'incontro è durato circa cinque ore.


 

 

LONDRA, LADY GAGA VISITA JULIAN ASSANGE
(fom: http://www.repubblica.it)


LADY GAGA JULIAN ASSANGE

 

 

9 ottobre 2012


Una sera con Julian Assange. Se sia sostegno vero alle battaglie di WikiLeaks o una trovata pubblicitaria (la popstar era lì vicino da Harrods per promuovere il suo nuovo profumo), non è dato saperlo.

Resta il fatto che dopo il suo concerto londinese, Lady Gaga ha deciso di recarsi in visita nella sede londinese dell'ambasciata dell'Ecuador che da mesi è diventata il rifugio di Assange.

I due hanno cenato insieme e si sono fatti immortalare dai fotografi presenti (qui la foto postata su Twitter).

Sui social network è cominciata la ridda di ipotesi sui motivi della visita. Compreso un sostegno finanziario ora che gli amici e sostenitori di Assange si sono visti presentare un "conto" da 115mila euro come cauzione per l'udienza in tribunale cui l'editore australiano non si è presentato: se Assange dovesse lasciare l'ambasciata dell'Ecuador, che gli ha concesso l'asilo politico, verrà arrestato dalla polizia britannica e rischia l'estradizione in Svezia - e da lì potrebbe essere trasferito negli Usa.


 

 

YOKO ONO CONSEGNERA' IL PREMIO PER LA PACE LENNONONO ALLE PUSSY RIOT
(fom: http://www.tmnews.it)


PUSSY RIOT

 

 



20 Settembre 2012


NEW YORK - La vedova di John Lennon, Yoko Ono, assegnerà domani a New York il premio per la pace "LennonOno" alle Pussy Riot, attualmente incarcerate in Russia.

Lo ha detto Amnesty International. Il premio sarà consegnato a Pyotr Verzilov, il marito di Nadia Tolokonnikova, una delle tre ragazze del gruppo punk, condannate in agosto dalla giustizia russa per "hooliganismo" e "incitazione all'odio religioso".

La cerimonia a New York si terrà a dieci giorni dall'inizio del processo d'appello, che inizierà l'1 ottobre a Mosca.

Le tre ragazze sono state condannate a due anni di carcere per una "preghiera" anti-Putin. "Ringrazio le Pussy Riot per la loro azione che porterà la libertà di espressione a tutte le donne", ha detto in un comunicato la vedova di John Lennon. (fonte Afp)

 

 





JOHN LENNON PROCLAMATO ULTIMATE ICON DALL'NME
(fom: http://www.rockol.it)


JOHN LENNON ULTIMATE ICON

 

 



18 Settembre 2012


LONDRA - John Lennon ha battuto Liam Gallagher e David Bowie e si è assicurato il titolo di "Ultimate icon" del "New Musical Express".

Il sondaggio del settimanale musicale britannico era iniziato, con sessanta nomination, nello scorso marzo nel quadro dei festeggiamenti per i suoi primi 60 anni nelle rivendite.

L'NME, nelle edicole dal 1952, riferisce che per il titolo, più esattamente "Ultimate musical icon of the last 60 years", sono arrivati 160.000 voti.
La Top 10:

1. John Lennon
2. Liam Gallagher
3. David Bowie
4. Alex Turner
5. Kurt Cobain
6. Amy Winehouse
7. Jimi Hendrix
8. Morrissey
9. Noel Gallagher
10. Ian Curtis.

Nello scorso giugno l'NME aveva pubblicato un articolo-classifica in cui erano stati elencati i 100 brani migliori dei primi dieci anni del Duemila. I primi cinque erano risultati:

5 - OutKast, "Hey ya!" settembre 2003
4 - MIA, "paper planes" agosto 2007
3 - Strokes, "Hard to explain" giugno 2001
2 - MGMT, "Time to pretend" agosto 2005
1 - Beyoncé, "Crazy in love" maggio 2003.

 

 





LA FAMIGLIA MCCARTNEY PRESENTA IL LIBRO FOOD DI MARY MCCARTNEY
(fom: http://www.express.co.uk)


MARY MCCARTNEY FOOD BOOK

 



Maggio 2012


LONDRA — Mary McCartney (marymccartney.com), figlia del leggendario Paul McCartney, ha presentato il suo primo libro di ricette vegetariane.

Seguendo le orme del padre, la figlia Mary, acclamata fotografa quarantaduenne, debutta nel mondo dei libri di cucina sfornato un bel tomo dedicato alla buona cucina casalinga senza carne (meat-free).

Accompagnato dalla moglie Nancy Shevell, 51 anni, l'ex Beatle è apparso molto orgoglioso del lavoro della figlia, intitolato Food, durante la presentazione al London’s Liberty store.

All'evento hanno partecipato anche la figlia Stella McCartney, 40 anni, stilista di fama mondiale (stellamccartney.com) e il figlio James McCartney, 34 anni, musicista (jamesmccartney.com).

Sir Paul non è certo estraneo all'argomento, avendo già contribuito con i figli alla pubblicazione del libro di cucina vegetariana The Meat Free Monday Cookbook, nell'ambito della campagna di sensibilizzazione "Lunedì senza carne" della famiglia McCartney (www.meatfreemondays.com).

 

 





LENNONYC: IL DOCUMENTARIO SU JOHN LENNON
(from: www.cineblog.it )


LENNON YC GREENCARD

 


Aprile 2012


L’arrivo nella grande mela dopo la rottura con i Beatles, l’evoluzione artistica e personale dell’attivista contro la guerra del Vietnam, la vita al fianco e lontano da Yoko Ono, la nascita del figlio Sean e tutto quello che ancora ignoriamo sull’influenza esercitata da New York su John Lennon, diventa protagonista di LennoNYC, a poca distanza dal documentario “George Harrison: Living in the Material World”.

A quarant’anni dalla prematura scomparsa del mito, dopo la serie degli American Masters, da lunedì 30 aprile a domenica 13 maggio MyMoviesLive porta in streaming (nei nostri salotti) il documentario diretto da Michael Epstein, volto a ripercorrere la tappa newyorkese di Lennon, attraverso immagini, fotografie, video, registrazioni audio e le parole di Yoko Ono .. “New York became a part of who John and I were” .. “We couldn’t have existed the same way anywhere else. We had a very special relationship with the city”.

Nel cast ad interpretare se stessi, oltre John Lennon, Yoko Ono, Jerry Rubin, Abbie Hoffman ed Elton John, c’è il produttore discografico Jack Douglas, l’autore Jon Wiener, il regista Jonas Mekas, l’ingegnere del suono Roy Cicala, gli attivisti Rennie Davis e Tom Hayden, il conduttore radiofonico Dennis Elsas, il fotografo Bob Gruen, oltre al tastierista Adam Ippolito, il batterista Andy Newmark, il chitarrista Earl Slick, il bassista Gary Van Scyoc.

TRAILER DEL DOCUMENTARIO LENNONYC


YOKO ONO CAMPAGNA 'IMAGINE THERE'S NO HUNGER' CONTRO LA FAME NEL MONDO
(fom: www.lapresse.it)


YOKO ONO CAMPAIN AGAINST HUNGER

 

 

Ottobre 2011


New York, 10 ott. (LaPresse/AP) - Yoko Ono ha lanciato una campagna mondiale chiamata 'Imagine there's no hunger', parole della canzone Imagine dell'ex marito John Lennon, per raccogliere fondi contro fame e povertà, soprattutto per quanto riguarda i bambini.

La vedova del cantante ha lanciato un appello particolare chiedendo a tutti di fermarsi il primo novembre alle 13 (le 19 in Italia) e "prendersi un momento per immaginare un mondo senza fame e pieno di abbondanza, dove 'il mondo vivrà in unità'", riprendendo le parole di Imagine.

Ieri sarebbe stato il 71esimo compleanno di Lennon e domani sarà il 40esimo anniversario dell'uscita di Imagine, co-prodotta dalla stessa Yoko Ono. Un braccialetto a edizione limitata sarà in vendita per sostenere la campagna e negli Stati Uniti si potrà donare inviando un sms con la parola 'Imagine'. Hard Rock international e l'organizzazione WhyHunger sono entrambi partner per la campagna. Diverse sedi dell'Hard Rock Cafe organizzeranno eventi il primo novembre per smuovere la coscienza pubblica e combattere la fame nel mondo.

 

 

GEORGE HARRISON: LIVING IN THE MATERIAL WORLD
(fom: www.pausacaffe.net)


GEORGE HARRISON: LIVING IN THE MATERIAL WORLD

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Ottobre 2011


Se ne parla ormai da molto tempo ed ecco finalmente il trailer di George Harrison: Living In The Material World, il documentario dedicato a George Harrison, con la regia di Martin Scorsese e che prende il nome del quinto album da solista del cantante.

Il film vedrà la luce in due serate, su HBO, il 5 e 6 ottobre. Un documentario che andrà a ricalcare la vita di uno dei personaggi più influenti del panorama musicale mondiale, immergendo gli spettatori in un viaggio musicale e spirituale all’interno della vita di George Harrison.

GEORGE HARRISON: LIVING IN THE MATERIAL WORLD PREMIERE


Un racconto che in gran parte prende il “La” direttamente dalle parole dello stesso George. Il risultato, secondo molte fonti della critica, è un progetto toccante e commovente, capace di catapultare chiunque lo guardi in un mondo unico.

In gran parte è certamente merito della straordinaria vita di Harrison, ma un grande riconoscimento va assegnato anche all’abilità di un regista d’eccezione quale è Martin Scorsese. Scorsese traccia la vita di Harrison dai suoi esordi musicali a Liverpool, vedendo il musicista attraverso le sue diverse sfaccettature di: musicista, ricercatore, filantropo e regista.

Ad arricchire il documentario c’è un interessante intreccio di interviste con Harrison e suoi amici più intimi, passando attraverso: spettacoli, filmati e fotografie. Gran parte del materiale del film non è mai stato visto o sentito prima, il che attribuisce al progetto firmato da Scorsese un certo carattere di rarità. Per chi non potrà vedere la diretta su HBO, il documentario George Harrison: Living in the Material World sarà disponibile dal 10 ottobre su DVD, Blu-ray e Deluxe Limited Edition.

Ordina George Harrison: Living In The Material World in DVD su Amazon.it


ARTISTI VARI: SONGS FOR JAPAN
Tutti gli incassi vanno alla Croce Rossa giapponese
(da: imaginepeace.com)


JOHN LENNON TIME CAPSULE

 

Aprile 2011


Mentre il Giappone cerca di riprendersi dal terremoto e dallo tsunami devastatore che lo hanno colpito l'11 marzo di quest'anno, il top degli artisti internezionali risponde alla tragedia con questo album di beneficienza.

Le 38 tracce includono alcune tra le loro più grandi hit, con “Imagine” di John Lennon, un esclusivo remix del singolo di Lady GaGa “Born This Way” insieme a versioni originali di Katy Perry Firework, Bruno Mars ' “Talking to the Moon”, Adele “Make You Feel My Love”, e altri ancora.

Oltre 30 dei più grandi nomi della musica contemporanea si sono uniti per la distribuzione a livello mondiale di “Songs for Japan”, una compilation senza precedenti con ben 38 hit, uno sforzo congiunto da parte degli artisti per cercare di ottenere incassi per la popolazione giapponese, disponibile in tutto il mondo su 'iTunes per $9.99 (http://itunes.apple.com/it/album/songs-for-japan/id428415201).

Gli incassi dalla vendita dell'album saranno devoluti alla Croce Rossa giapponese (JRCS) per sostenere i suoi sforzi di assistenza alla popolazione. La Croce Rossa userà i fondi per gli interventi immediati e come eventuale appoggio di recupero alla popolazione colpita.

Gli artisti che partecipano a “Songs for Japan” e le etichette discografiche hanno rinunciato alle loro royalties per assicurare che la JRCS riceva il massimo appoggio possibile da questa iniziativa. iTunes donerà anche i suoi incassi dalle vendite mondiali dell'album alla Croce Rossa giapponese, e pubblicizzerà l'iniziativa in tutti i suoi negozi online.


Lista delle Tracce:
Le canzoni presenti nell'album sono:

John Lennon: Imagine
U2: Walk On
Bob Dylan: Shelter From The Storm
Red Hot Chili Peppers: Around The World
Lady Gaga: Born This Way
Beyonce: Irreplaceable
Bruno Mars: Talking To The Moon
Katy Perry: Firework
Rihanna: Only Girl (In The World)
Justin Timberlake: Like I Love You
Madonna: Miles Away
David Guetta: When Love Takes Over
Eminem: Love The Way You Lie
Bruce Springsteen: Human Touch
Josh Groban: Awake
Keith Urban: Better Life
Black Eyed Peas: One Tribe
Pink: Sober
Cee Lo Green: It’s Ok
Lady Antebellum: I Run To You
Bon Jovi: What Do You Got?
Foo Fighters: My Hero
R.E.M.: Man On The Moon
Nicki Minaj: Save Me
Sade: By Your Side
Michael Buble: Hold On
Justin Bieber: Pray
Adele: Make You Feel My Love
Enya: If I Could Be Where You Are
Elton John: Don’t Let The Sun Go Down On Me
John Mayer: Waiting On The World To Change
Queen: Teo Torriatte (Let Us Cling Together)
Kings Of Leon: Use Somebody
Sting: Fragile
Leona Lewis: Better In Time
Ne-Yo: One In A Million
Shakira: Whenever, Wherever
Norah Jones: Sunrise.

UN LIBRO ITALIANO NELLA CAPSULA DEL TEMPO DI JOHN LENNON, CHE SI APRIRA' TRA 30 ANNI
(from: www.beatlesnews.it)


JOHN LENNON TIME CAPSULE

 

Dicembre 2010


Un piccolo pezzo d’Italia è protagonista della selezione dei materiali che sono stati inseriti nelle tre Capsule del Tempo dedicate a John Lennon nel trentennale della sua scomparsa. Le tre John Lennon Time Capsule verranno riaperte il 9 ottobre 2040, in occasione del centenario della nascita dell’ex-Beatle
.

Nella capsula conservata nella Liverpool John Moores University è stata inserita tutta la straordinaria produzione discografica e artistica di John Lennon: album, cd, dvd, disegni, un catalogo delle opere, e persino un lettore cd e dvd, che tra 30 anni potrebbe essere irreperibile.

Due soli libri sono stati scelti per l’occasione: una biografia illustrata dell’artista, scritta da James Henke, e il libro fotografico Imagine Your Dream…A Tribute to John Lennon della giornalista abruzzese e regista radiotelevisiva Fiorella Dorotea Gentile, che raccoglie le foto della veglia funebre in onore di John Lennon scattate a Central Park, sotto casa di John, pochi giorni dopo la sua uccisione. Ritrae la reazione di gente d’ogni tipo, età e razza di fronte alla prematura e violenta morte di un artista così giovane e amato, un grido di molti per tutti, perché l’umanità riconosca l’inutilità della violenza, della meccanicità e della guerra e si unisca in un lavoro consapevole per un futuro migliore.

Le foto sono state ospitate dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna a Roma per una fortunata mostra dal titolo emblematico: Imagine (Your Dream) You Are (Your Dream), ovvero Immagina di essere quel che vuoi: lo sei già! Fiorella Dorotea Gentile è anche autrice del sito http://www.johnlennon.it/, che è tra i primi 10 siti al mondo dedicati a John Lennon e ha raggiunto più 5 milioni di contatti.

Qui di seguito trovate l'inventario ufficiale del contenuto della capsula di Liverpool in formato jpg e gif:

descrizione e foto - pagina 1 - pagina 2

 

LE CAPSULE DEL TEMPO DI JOHN LENNON

JOHN LENNON TIME CAPSULES

 

Settembre 2010


In occasione del settantesimo compleanno di John Lennon il museo Rock and Roll Hall of Fame sigillerà tre capsule del tempo che dovranno rimanere chiuse fino al 2040
.

Le capsule del tempo conterranno, oltre ai lavori dell'artista, contributi da parte dei fan.

Con il patrocinio di Yoko Ono Lennon, le time capsules saranno conservate fino alla cerimonia della loro apertura che si terrà il nove di ottobre del 2040. Saranno conservate alla Rock Hall in Ohio, e in altre due location legate a John Lennon, una delle quali sarà la Liverpool John Moores University (LJMU’s School of Art and Design) che nel 1957 era il Liverpool College of Art, l'istituto d'arte in cui studiava Lennon.
L'altra verrà conservata in Islanda presso la Reykjavík City Library, vicino all'isola di Vioey, dove c'è la Imagine Peace Tower, l'opera d'arte di Yoko Ono dedicata alla memoria di John, la cui cerimonia di accensione avviene ogni anno il nove ottobre
.

La Rock Hall terrà una cerimonia per la prima time capsule all'interno degli spazi museali venerdì 8 ottobre alle 10:30 a.m. Il tributo proseguirà con un fine settimana di eventi speciali legati a oggetti personali di Lennon che verranno esposti nelle mostre allestite all'interno del museo con presentazione e approfondimenti del curatore, analisi dei contenuti e altri eventi speciali.

Yoko ha detto: "Sono contenta di supportare questo impegno per condividere la musica e il messaggio di pace e amore di John con i bambini di oggi e di domani”, “Il lavoro, la vita e i sogni di John li aiuteranno a creare un mondo migliore per tutti. Potere ai bambini!"

Le capsule conterranno tutte le canzoni della carriera solista di John Lennon, con tutte le copertine dei suoi dischi restaurate per l'occasione e altri oggetti.

THE JOHN LENNON TIME CAPSULE PROJECT è supervisionato da Jonathan Polk, di BoxofVision LLC, il quale ha pubblicato lo scorso anno THE BEATLES Box of Vision, un cofanetto delle dimensioni di un LP contenente tre libri che promettono di essere la guida definitiva al prezioso catalogo della band “più famosa di gesù”.

Il box racchiude: un libro di 200 pagine con tutti gli artwork delle stampe inglesi e americane degli album. Per la prima volta, riunite insieme. Una nuova guida alla discografia attraverso la carriera del gruppo con foto e note. Un terzo libro con uno spazio per raccogliere i digipack di tutti i CD in versione originale o rimasterizzata.

Polk ha detto: “Le capsule del tempo sono un regalo ai nostri figli e nipoti. Uno sforzo per tramandare alle nuove generazioni i valori di pace, amore e responsabilità per i quali John Lennon si è battuto e che ci hanno ispirati nelle nostre azioni."

Jim Henke, curatore della Rock and Roll Hall of Fame and Museum ha detto:“John Lennon è una delle figure più influenti nella storia del rock, non solo per la mole di lavoro prodotta, ma anche per l'aver usato la sua arte e visibilità come mezzo per cercare di migliorare il mondo.”

A proposito della Rock and Roll Hall of Fame and Museum

La Rock and Roll Hall of Fame and Museum, Inc. è una organizzazione no profit che ha il compito di educare i visitatori , i fan e gli studenti provenienti da tutto il mondo sulla storia e il significato della musica rock. Porta avanti la sua missione gestendo un museo di livello internazionale che colleziona, conserva, espone e interpreta questa forma d'arte con il suo archivio, la sua libreria e programmi educativi e divulgativi.

Il museo è aperto sette giorni su sette dalle 10 a.m. alle 5:30 p.m. Di venerdì è aperto fino alle 9 p.m.
L'ingresso al museo costa $22 per gli adulti, $17 per gli anziani oltre i sessantacinque anni di età, $13 per i giovani dai nove ai dodici anni, $18 per gli adultii residenti a Greater Cleveland. I bambini sotto gli otto anni di età e gli associati entrano gratis.

Il Museo è stato fondato da cittadini della contea Cuyahoga County con i proventi di manifestazioni artistiche e culturali. Quando diventi un membro della Rock and Roll Hall of Fame and Museum, il mondo del rock diventa yours to explore.

Boxofvision LLC crea e distribuisce prodotti per i fan che riuniscono e passano in rassegna l'intero lavoro di grandi musicisti come " THE BEATLES Box of Vision" che è stato ufficialmente approvato e pubblicato l'anno scorso.

 

 

LA DARK HORSE RECORDS PUBBLICA IL BOX SET "RAVI SHANKAR GEORGE HARRISON COLLABORATIONS"
(from: www.georgeharrison.com)


RAVI SHANKAR, GEORGE HARRISON BOX SET

 

12 agosto 2010


Los Angeles – L'etichetta discografica Dark Horse Records ha annunciato che il 19 ottobre pubblicherà, in occasione del novantesimo compleanno del maestro Ravi Shankar, una una raccolta intitolata RAVI SHANKAR GEORGE HARRISON COLLABORATIONS.

Collaborations sarà un box set di tre CD, un DVD e un libro, in edizione limitata numerata. Tutti i brani sono stati composti da Ravi Shankar e prodotti da George Harrison in un arco di tempo di venti anni di collaborazione fra i due artisti.

Il DVD contiene un concerto molto raro dell'album The Ravi Shankar’s Music Festival From India registrato a Londra, alla London’s Royal Albert Hall, nel 1974. Il cd set include l'acclamato Chants Of India (1997), The Ravi Shankar Music Festival From India (versione in studio del 1976) e Shankar Family & Friends (1974). Il libro di 56 pagine contiene una prefazione di Philip Glass, la storia di George e Ravi (raccontata dagli stessi) e foto rare tratte dagli archivi di famiglia dei due musicisti.

L'amicizia, personale e musicale, tra Ravi Shankar e George Harrison è nota a tutti e ben documentata per decenni. Fu un'amicizia così forte da influenzare la grande scena musicale degli ultimi anni '60. Un'amicizia che risuona ancora oggi, chiara come e più di allora. – Dalla Prefazione di Philip Glass

Nel '73 Ravi Shankar firmò il suo primo contratto discografico con l'etichetta Dark Horse Records di George Harrison. Il primo disco annovera celebri musicisti classici indiani come Ustad Alla Rakha, Lakshmi Shankar, e Shivkumar Sharma accanto a musicisti occidentali jazz e rock come Ringo Starr, Tom Scott, Klaus Voormann, Jim Keltner e Billy Preston. Metà dell'album è composta da brani strumentali e canzoni, mentre la seconda metà sono musiche per un balletto a tema che ad oggi non è stato ancora realizzato.
Ravi Shankar’s Music Festival From India (il concerto alla Royal Albert Hall) fu il primo degli eventi artistici organizzati dalla fondazione di Harrison (la George Harrison’s Material World Charitable Foundation) riunendo un'orchestra di 17 musicisti classici indiani con il sitar solista di Ravi Shankar ritmicamente accompagnati da Alla Rakha alle tablas.

Nel 1997 George Harrison e Ravi Shankar hanno realizzato il loro ultimo e magnifico album. Questa volta Ravi ha raccolto una grande sfida, quella di creare musiche per gli antichi canti indiani, scritti in lingua sanscrita, conservando l'autenticità dei versi pur componendo ben quattro nuove melodie. Il capolavoro che ne è scaturito, Chants Of India, è un'opera senza tempo che ci fa conoscere i versetti sacri dell'antica India (i Veda), rinnovati e cantati per lil benessere dell'uomo e dell'umanità.

SEE ALSO "REMEMBERING GEORGE HARRISON: FULL OF LOVE AND FUN"



 

 

RINGO STARR RICEVE LA STELLA SULLA HOLLYWOOD WALK OF FAME
(from: music.fanpage.it)

RINGO STARR HOLLYWOOD

 

9 febbraio 2010


La sua stella è stata collocata vicino a quelle dei suoi ex compagni di band John Lennon e George Harrison.

Centinaia di fan, giovani e meno giovani, dei Beatles si sono riuniti Lunedì notte per vedere l’ex Fab Four Ringo Starr ricevere la propria stella sulla Hollywood Walk of Fame.

Richard Starkey, questo il vero nome dello storico batterista, va ad aggiungersi ai precedenti 2,041 personaggi famosi che hanno ricevuto una stella sulla popolare strada di Los Angeles. Ringo Starr è stato omaggiato dal sindaco Antonio Villaraigosa e la sua stella è stata installata di fronte all’edificio Capitol Records, vicino a quelle dei suoi ex compagni di band John Lennon e George Harrison (ecco la foto sul sito del Los Angeles Times).

Insieme all’ex Beatles erano presenti la moglie, Barbara Bach, i musicisti Jay Walsh, Ben Harper, Don Was, il regista David Lynch e l’attore Noah Wyle.

Starr è nato il 7 luglio 1940 a Liverpool, in Inghilterra. A 17 anni, entrò a far parte della Eddie Clayton Skiffle Band e nel 1959, entrò a far parte dei Raving Texans, nel quale fu iniziato a chiamare Ringo Starr a causa dei numerosi anelli che portava. Nel 1962 sostituì Pete Best all’interno della formazione dei Fab Four.

Biagio Chiariello




SOCCORSI AD HAITI, YOKO ONO GUIDA LA MOBILITAZIONE DI ARTISTI E POP STAR
(from: Exibart.com)

WYCLEF JEAN FOR HAITI

 

16 gennaio 2010


Per la prima volta nella storia, fra i maggiori canali su cui sono corse le informazioni e gli appelli ci sono i social networks, su tutti Facebook e Twitter. E proprio dalla pagina Twitter di Yoko Ono, grande artista protagonista di Fluxus e compagna in vita di John Lennon, pare sia partita la corsa di artisti e pop star alla solidarietà per la popolazione di Haiti, vittima del devastante terremoto dei giorni scorsi.

Fra i primi a raccogliere gli appelli Brad Pitt e Angelina Jolie, che da soli hanno devoluto un milione di dollari a Doctors Without Borders, il golfista Tiger Woods, con ben 3 milioni di dollari, e poi personaggi come Shakira, Oprah Winfrey, Chris Martin, Jessica Alba, Wyclef Jean.

HELP HAITI – Here’s how

Agire, l'Agenzia italiana per la Risposta alle Emergenze, ha attivato l'sms solidale 48541 per donare da 2 euro da telefonini Tim, Vodafone o da rete fissa Telecom Italia. Il numero sara' attivo fino al 31 gennaio




TRIBUTO A GEORGE HARRISON
(from: BeatlesNews.com)

GEORGE HARRISON STAR

 

27 Novembre 2009


NEW YORK - Il gruppo di pacifisti Alliance for Survival terrà un tributo a George Harrison, in occasione dell'ottavo anniversario della sua morte, domenica 29 novembre a mezzogiorno presso la stella della new Hollywood Walk of Fame a lui dedicata
.

Tutti i fan di Harrison e dei Beatles presenti a questo tributo pubblico si prenderanno per mano e formeranno una catena umana di speranza per la pace mondiale tra la stella di Harrison e quella di Lennon.

George Harrison è nato a Liverpool, Inghilterra il 25 febbraio 1943 e morto a Los Angeles il 29 Novembre 2001 dopo una lunga battaglia con il cancro.

L'8 dicembre, a partire dalle sei del pomeriggio, un altro tributo pubblico per il ventinovesimo anniversario della morte di John Lennon, si terrà presso la stella della Walk of Fame dedicata a Lennon.


Il messaggio di Olivia Harrison in onore del marito:

Chris Carter, host of "Chris Carter's 'Breakfast With the Beatles," got a message from Olivia Harrison for the anniversary of George Harrison's passing

It read, Thank you Chris and each one of you for remembering George today.

The love we feel for him grows and grows. I think of George and a million wonderful things flood my mind and heart. And a million things in the world remind me of him, from a leaf blowing across the sky to hum of a guitar string. God bless us all.

Send your warm loving thoughts to all the people in the spiritual sky and your kind actions to the people here in the material world, especially those in need.

Love from Olivia and Dhani




LA IMAGINE PEACE TOWER SI ACCENDE IN SECOND LIFE
(from: AFP)

IMAGINE PEACE TOWER

 

10 Ottobre 2009


SAN FRANCISCO - Poche ore dopo l'accensione annuale dell'Imagine Peace Tower in Islanda, una versione virtuale della torre di luce, tributo a John Lennon, ha aperto i battenti in Second Life
.

"Mi auguro che tutti noi andremo a visitarla quando si accende al tramonto, perchè essa diffonde le nostre speranze di pace attraverso Second Life," ha detto la vedova Yoko Ono in un messaggio nel suo sito imaginepeace.com.

"Ricordate, ognuno di noi ha il potere di cambiare il mondo." ha detto l'avatar (personaggio animato che identifica un utente nel mondo virtuale di Second Life) di Yoko durante la cerimonia di accensione in Second Life e ha ballato con altri avatar fino all'alba virtuale.

Poi ha lasciato il mondo virtuale ed è saltata sul palco in Islanda a cantare "Give Peace a Chance" con suo figlio Sean e dei musicisti locali prendendo parte ad un concerto in onore di Lennon. La torre sull'isola in Second Life è stata realizzata sulla base di quella reale, che usa degli specchi per riflettere nel cielo la luce dei suoi potenti proiettori da una piattaforma bianca di 17 metri di diametro.

La Imagine Peace Tower è stata inaugurata in Islanda il 9 ottobre 2007 in quello che sarebbe stato il sessantasettesimo compleanno di Lennon.
Il leader dei Beatles, autore di canzoni come "Imagine" e "Give Peace a Chance", è stato ucciso a New York nel 1980.

La luce, che risplende nel firmanento da un'isola vicino a Reykjavik, è così potente da poter essere vista dallo spazio. La torre viene accesa ogni anno, dal tramonto all'alba, dal 9 ottobre, giorno in cui è nato Lennon, all'8 dicembre, giorno della sua morte. Il tempo, in Second Life, è accelerato, perciò la torre si accende (e si spegne) più volte nell'arco di una giornata reale.

Sopra alla torre virtuale c'è un gruppetto di nuvole dove gli avatar possono socializzare, meditare, o raccogliere impressioni. In Second Life sono state aggiunte sorgenti termali virtuali per il fatto che la Imagine Peace Tower reale è alimentata dall'energia geotermica. Secondo la Linden Lab, compagnia di San Francisco che gestisce il mondo virtuale di Second Life, gli avatars possono anche fare un giro dell'isola su una mongolfiera virtuale.




IL RAGAZZINO CHE INTERVISTO' LENNON
(from: corrieredellasera.it)

I MET THE WARLUS

 

11 maggio 2009

MILANO — Il ragazzino travestito da reporter con la giacca dei giorni di festa, la macchina fotografica del papà e la cinepresa super 8 del fratello maggiore a tracolla bussa alla porta della camera d'albergo di John Lennon e Yoko Ono

«Canadian News», dice bluffando clamorosamente, con il cuore in gola. Ma in questa storia le bugie, per una volta, hanno le gambe lunghissime, e «Canadian News» suona come «apriti Sesamo». Perché, dall’altra parte, qualcuno apre la porta.

Comincia così il giorno più bello della vita di Jerry Levitan, 26 maggio 1969, quando il liceale di 14 anni diventò giornalista per un giorno, entrò nella suite del suo idolo con uno stratagemma e lo intervistò per 50 minuti. La storia di Jerry nel corso degli anni è diventata una specie di leggenda metropolitana, una delle fiabe (vere, e sono poche) del rock. E’ stata anche trasformata dallo stesso Levitan in un «corto» a cartoni animati, nomination all’Oscar nel 2008 con il titolo I met the walrus («Ho incontrato il tricheco», dalla canzone dei Beatles «I Am the Walrus»), 5 minuti ispirati ai disegni un po' pazzi di John.

E adesso «I met the walrus» diventa anche un libro in uscita a giugno negli Stati Uniti e in Canada, editore Harper Collins: storia di quel giorno e autobiografia di Levitan, che oggi fa l'avvocato, l'attore (anche in un episodio del telefilm «The West Wing»), l'intrattenitore per bimbi alla tv canadese («Sir Jerry», una spe­cie di Mago Zurlì). L'editore promette «disegni dell'artista James Braithwaite, foto inedite, un dvd con l'audio dell’intervista e riprese video» (perché Jerry, con la cinepresa Super 8 del fratello, realizzò anche delle goffe riprese).

Se dopo quarant’anni l'intervista del ragazzino canadese al suo idolo — il 1969 è già l’anno dei bed-in, le conferenze stampa pacifiste di John e Yoko a letto insieme, l’anno di John in capelli lunghi e occhialini tondi e barbona da predicatore che lo faceva apparire più vecchio dei suoi 28 anni, tunica e piedi scalzi, fase terminale della storia dei Beatles — è ancora così significativa c’è un motivo: perché in realtà quel giorno al King Edward Hotel di Toronto fu la star più grande del mondo («Ades­so noi Beatles siamo più famosi di Gesù», aveva scherzato John tre anni prima, sull’Evening Standard del 4 marzo 1966, data storica nell’albo dei ricordi dei Beatles-maniaci e peraltro ormai anche riabilitata dall’Os­servatore Romano) a intervistare il ragazzino. Non il contrario. Fu Lennon a chiedere a Jerry Levitan cosa ne pensassero gli studenti canadesi della guerra, e del loro primo ministro (Jerry disse che era «uno a posto », e in seguito John decise di incontrare Pierre Trudeau: è bello pensare che non sia stata una coincidenza). Fu Lennon a rassicurare Jerry che no, i Bee Gees non avrebbero superato in popolarità i Beatles e che la musica che aveva fatto con Paul, George e Ringo sarebbe rimasta nel tempo senza essere trasformata in qualcosa di obsoleto da quella «più nuova» dei Bee Gees (e neppure il più grande fan de La febbre del sabato sera, emulo di Tony Manero e amante del falsetto del pur grande Barry Gibb può negare, quarant’anni dopo, che John avesse ragione).

E fu sempre John a ascoltare pazientemente — sembra fantascienza per chiunque abbia mai avuto a che fare con la moderna inumana macchina di pubbliche relazioni che avvolge le rockstar in una impenetrabile cortina di lusso, isolamento e servilismo — mentre Jerry agitatissimo insisteva che il «White Album» fosse pieno di significati nascosti e effetti subliminali: allora la più grande star del mondo, «più famoso di Gesù », spiegò al ragazzino in blazer blu infiltrato nella sua suite, parlando serenamente ma con fermezza nel microfono del grosso magnetofono che Jerry aveva preso in prestito da una radio locale, che non c'erano frasi nascoste, no, non c'era nessuna magia. Era solamente musica. E i Beatles erano ragazzi normalissimi, né stregoni né supereroi. Non diversi dai loro coetanei nel resto del mondo, semplicemente più famosi. Mentre i giornalisti veri aspettavano fuori dalla porta della suite, John regalò al suo nuovo amico un disco, autografò la copia di «Two Virgins» (LP-scandalo con John e Yoko nudi in copertina, bandito dalle autorità canadesi) che Jerry aveva portato con sé. Poi lo mandò a un concerto, quella sera, al posto suo: «Date al mio amico il trattamento da vip che avreste riservato a me», disse Lennon.

Poi, sorridendo, strinse la mano di Jerry. Che, quarant’anni dopo, non ha ancora lasciato la presa.

Matteo Persivale 11 maggio 2009




STATI UNITI: MOSTRA SU JOHN LENNON A NEW YORK
(from: fulltravel.it)

THE U.S VS. John Lennon Trailer
 
 

13 Maggio 2009

Apre oggi una mostra dedicata a John Lennon che ripercorre, con cimeli, foto e mirabilia varie, gli anni newyorkesi dell'artista. Intitolata John Lennon: the New York City years, la mostra ospitata dalla Rock & Roll Hall of Fame Annex NYC racconta con oggetti materiali un pezzo di strada percorso da John Lennon nella Grande Mela, città da lui molto amata per la quale ha parecchio lottato.

Tante le foto esposte: Lennon in posa vicino alla Statua della Libertà o l'istantanea con indosso lo smanicato "New York City". E poi chitarre, disegni, canzoni abbozzate su fogli, la sua Green Card. A tal proposito, sarà possibile leggere le molte lettere scritte alle autorità competenti per richiedere proprio la cittadinanza di New York; a caldeggiare questo desiderio di Lennon, anche gli scritti da amici artisti, scesi in prima linea davanti agli amministratori cittadini per aiutare John nell'intento: un nome su tutti è quello di Joan Baez.

Non mancherà il momento della riflessione più forte, quella sulla tragica fine di John Lennon: Yoko Ono, creatrice della mostra, ha infatti deciso di esporre anche un sacchetto marrone. In quel semplice oggetto, gli ultimi momenti di vita di Lennon: si tratta del sacchetto di cartone nel quale sono stati inseriti gli abiti insanguinati e gli effetti personali di Lennon. Un cimelio dal forte valore umano e simbolico, esposto per la prima volta allo scopo di far riflettere i visitatori sui danni che scaturiscono dal maneggiare con troppa facilità le armi.

Il biglietto può essere acquistato sul sito della Rock & Roll Hall of Fame Annex NYC e parte del ricavato sarà devoluto a Spirit Foundations, l'organizzazione caritatevole nata dall'iniziativa di John Lennon e Yoko Ono..